JAITEH, IL SORRISO CHE CONQUISTA

Jaiteh palavela

Mouhammadou Jaiteh ha appena terminato il primo allenamento settimanale, sessione di tiro, anche da tre per lui che da centro non è solito provare le soluzioni dalla lunga distanza. E’ felice e ciò traspare dal volto, sul quale è stampato un sorriso panoramico. Solarità e dolcezza sono le sue note fuori dal campo, mentre sul parquet lotta e cerca di dar tutto, per la squadra e per i compagni: “E’ la mia prima esperienza da straniero – esordisce – e sto cercando di far bene. Sento la responsabilità ma non mi pesa, anzi mi aiuta a dare il meglio”. Francese, classe 1994, Jaiteh è arrivato al basket relativamente tardi: “Avevo – ricorda – 12-13 anni e giocavo a calcio, da transalpino non è una cosa inusuale e qui in Italia si può capire. Ero dotato di buona corsa e piedi discreti, con una notevole coordinazione. Vista l’altezza però passai alla palla a spicchi cercando di metterla a frutto. Rimango un osservatore del calcio, tifoso del Paris Saint Germain, anche se alcuni anni fa tifavo Milan, ai tempi di Kakà”.
Il rapporto con i compagni di team della Fiat Torino è stato fin dall’inizio buono: “Mi hanno accolto bene e giorno dopo giorno si è fortificato anche aiutato dalle ultime vittorie. Per me è importante sentire la fiducia delle persone con le quali si condividono i percorsi, agonistici e di vita”. Anche il pubblico lo ha presto adottato: “Un altro tassello fondamentale per il mio modo di essere. Riuscire a creare un rapporto di empatia con i tifosi aiuta a prendere ancora maggior fiducia con l’ambiente ed è ciò che sta accadendo. Ringrazio i tifosi gialloblù per l’affetto che stanno dimostrando nei miei confronti e garantisco il massimo impegno quando scenderò in campo”. Con quale obiettivo, personale e di team?: “Quello di dimenticare presto la parte bassa della classifica e provare a risalire”. Domenica c’è Milano, scontro tanto suggestivo quanto difficile: “Sono eccitato per questa sfida con la leader del campionato e ritengo che questo sia il momento migliore per incontrarla, arrivando da due successi consecutivi. Non parlo di vittoria o sconfitta, ma l’obiettivo di domenica è quello di continuare a fare bene le cose sulle quali stiamo lavorando e progredendo in allenamento”.
Torino e il rapporto con la città: “La amo – dice senza tentennamenti – perché non è troppo grande ma nemmeno troppo piccola. Puoi trovare tutto ciò che cerchi e goderla per le sue bellezze, soprattutto il centro storico. Ideale per me, la mia compagna Eva ed il piccolo Noah (17 mesi)”. Il cibo italiano?: “Una leccornia, soprattutto la pasta e la pizza. Non mi manca nulla della Francia, o meglio solo i croissant in ambito gastronomico”. Mouhammadou dopo il basket? “Mi piace mangiare, dormire e rilassarmi. Ed ancora guardare il basket, in particolare le partite di Euroleague”. La chiusura, naturalmente, con un altro grande sorriso e la voglia di regalare soddisfazioni alla sua nuova piazza.